Uffici open space: riducono la produttività e producono stress

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Ideati negli anni Cinquanta per favorire la condivisione di idee, opinioni e soluzioni, ridurre le divisioni gerarchiche, ottimizzare gli spazi, incoraggiare la collaborazione tra colleghi e promuovere equità e trasparenza, gli uffici open space, composti da un unico spazio aperto, privo di divisioni, si stanno sempre più rivelando come spazi caotici e improduttivi, che frenano la creatività, riducono la motivazione, danneggiano il rendimento dei dipendenti e producono stress, conformismo e rapporti interpersonali estremamente superficiali.

Il livello sonoro degli uffici open space pare che riduca del 66% la produttività personale. La mancanza di privacy, le continue distrazioni ed il costante rumore che impedisce di concentrarsi sono tra gli aspetti più lamentati da parte dei lavoratori, che vedono peggiorare le proprie performance lavorative.

I lavoratori più creativi, brillanti, attenti e produttivi sono fortemente danneggiati da un ambiente così caotico e stressante. Le persone più creative, se messe nelle giuste condizioni, riescono ad essere di gran lunga più produttive di un dipendente medio, a patto che non vengano disturbate e sottoposte a stress emotivi. La maggior parte delle persone non si sente a proprio agio al dover essere continuamente sotto lo sguardo di tutti ed è penalizzata dalla costrizione di operare in uno spazio aperto, caotico e confusionario. In un ambiente lavorativo di questo tipo, gli impiegati migliori potrebbero essere frenati dal proporre nuove idee.

In un ambiente lavorativo aperto, privo di divisioni, inoltre, c’è anche da considerare anche la più facile diffusione di virus, germi e batteri, con conseguente maggiore probabilità, per i lavoratori, di ammalarsi, che si traduce in un aumento dell’assenteismo per malattia.

Molti rimpiangono il modello tradizionale di ufficio, con porte chiudibili, da condividere al massimo con uno o due colleghi.

Benché il quadro che emerge sia palesemente negativo, è alquanto improbabile che il modello open space venga completamente abbandonato. Negli ultimi vent’anni, praticamente tutti gli uffici sono stati progettati con questa struttura, con un unico ambiente in cui viene ammassato un gran numero di impiegati, contravvenendo totalmente alle più elementari leggi della prossemica.

Gli uffici open space , per via della loro struttura, non favoriscono affatto il flusso libero delle idee ed un clima di lavoro aperto che giovi alla comunicazione, alla coesione ed alla collaborazione, ma l’esatto opposto. In un ufficio aperto è pressoché impossibile concentrarsi perché ci sono costantemente telefoni che squillano, persone che parlano a voce alta ed un andirivieni incessante tra le scrivanie.

La soluzione migliore sembra essere quella di trovare un compromesso tra gli uffici standard e gli attuali open space, con spazi semi-aperti, con salette private in cui ritirarsi per svolgere lavori particolarmente delicati o impegnativi, e pannelli divisori per workstation flessibili e fonoassorbenti, in modo da garantire ai dipendenti la giusta privacy e spazi tranquilli in cui concentrarsi sul proprio lavoro.

Nel passaggio da uffici open space tout court a semi-open space, molte aziende si stanno sforzando di trovare soluzioni ibride, in grado di coniugare design, funzionalità e produttività. Molto interessanti sono le proposte di EffeBiEmme Brescia, azienda fondata nel 1981, attiva nella consulenza per l’allestimento di uffici.

Laura Musig
Redazione
Laura Musig wed design a Udine e consulente SEO. Dopo aver curato svariate campagne di posizionamento sui motori di ricerca per aziende del settore casa e considerando la mia passione per la scrittura web, ho deciso di aprire Arredamento e Dintorni. Se desideri scrivermi puoi farlo attraverso la sezione Contatti.

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